Percezione del tempo e Cannabis: perché i minuti sembrano ore?
Metti su un pezzo e ti sembra che la traccia duri il doppio. Una chiacchierata iniziata da cinque minuti ti dà l’impressione di andare avanti da mezz’ora. Poi guardi l’orologio, convinto che sia tardissimo, e scopri che le lancette si sono mosse a malapena. La tua percezione del tempo è alterata, come se minuti e ore avessero perso le loro proporzioni.
La sensazione che il tempo si dilati è uno degli effetti più iconici e citati quando si parla di THC. Ma cosa succede esattamente nella nostra testa? Dietro questo “rallentamento” c’è un meccanismo cognitivo affascinante: il nostro cervello non misura ogni secondo allo stesso modo e, soprattutto, non possiede un unico “orologio interno” digitale per tenere il tempo.
Come fa il cervello a misurare il tempo?
La nostra percezione del tempo cambia a seconda di come lo viviamo.
- Se aspettiamo consapevolmente che scattino 30 secondi, tutta la nostra attenzione si concentra sulla durata dell’attesa
- Se invece ricostruiamo a posteriori la durata di un evento passato, ci affidiamo alla memoria: più ricordi e dettagli riusciamo a ripescare, più quell’intervallo ci sembrerà lungo
Gli studi sul THC si concentrano sul primo caso, ossia la stima attiva di brevi intervalli temporali. Qui la partita si gioca su attenzione, memoria di lavoro e capacità di aggiornare continuamente il conteggio mentale.
Per spiegare il fenomeno, la scienza usa il modello dell’orologio interno: durante un determinato intervallo, il cervello accumula una serie di “impulsi” o segnali. Più segnali registra, più la durata percepita sarà lunga. Se questo “contatore” accelera, 10 secondi reali possono sembrare il doppio. Non c’è un vero cronometro nell’encefalo, ma è un modello teorico utilissimo per descrivere come percepiamo il trascorrere dei minuti.
Stimare vs produrre un intervallo: due facce della stessa medaglia
Nei test di laboratorio sulla percezione temporale, i ricercatori usano due tipi di prove differenti:
- Test di stima: ti mostrano uno stimolo (es. una luce o un suono) e ti chiedono di indovinare quanti secondi sia durato.
- Test di produzione: ti chiedono di fermare uno stimolo dopo un tempo preciso (es. “stoppa la luce quando pensi siano passati 10 secondi”).
Se la tua percezione del tempo sta “correndo”, nel primo test tendi a sovrastimare la durata reale. Nel secondo test, invece, fermi il cronometro troppo presto, convinto che il tempo richiesto sia già passato.
Sembrano due errori opposti, ma nascono esattamente dallo stesso meccanismo: l’orologio interno che viaggia a una velocità superiore.
Cosa dice lo studio clinico sul THC
Per misurare scientificamente questo effetto, R. Andrew Sewell, Ashley Schnakenberg e il team guidato da Deepak C. D’Souza hanno coinvolto 44 partecipanti in studi randomizzati, controllati con placebo, in doppio cieco e con disegno crossover.
Ai soggetti sono state somministrate per via endovenosa diverse dosi di THC puro (tra 0,015 e 0,05 mg/kg), sottoponendoli a test visivi di stima e produzione di intervalli nell’ordine dei secondi.
I risultati? Sotto l’effetto del THC, i partecipanti giudicavano gli intervalli di tempo nettamente più lunghi rispetto alla realtà e tendevano a interrompere in anticipo i test di produzione. Risultati perfettamente in linea con l’accelerazione dell’orologio interno.
Un dettaglio fondamentale: l’effetto non cresceva in modo proporzionale con la dose. Dosi più elevate di THC non producevano necessariamente una distorsione temporale più forte. Il che smentisce la formula semplicistica “più THC = tempo sempre più lento”.
Consumatori frequenti vs occasionali: chi sente di più l’effetto?
Qui la ricerca riserva una sorpresa: l’alterazione temporale emergeva quasi esclusivamente nei consumatori occasionali o nei non-utilizzatori.
I consumatori abituali non mostravano differenze significative tra il THC e il placebo nei test sulla percezione del tempo. Secondo gli studiosi, un’esposizione frequente e ripetuta alla sostanza potrebbe aver generato una sorta di tolleranza o attenuazione rispetto a questo specifico effetto acuto.
Prima della somministrazione, tuttavia, entrambi i gruppi ottenevano risultati sovrapponibili. Questo dimostra che il consumo frequente non altera la percezione del tempo in modo permanente, ma modifica semplicemente la reazione acuta alla sostanza.
Il ruolo chiave di attenzione e memoria
Un intervallo di tempo ci sembra sempre più lungo quando gli prestiamo un’attenzione viscerale. Succede anche nella vita di tutti i giorni: aspettare un autobus in ritardo fa sembrare i minuti infiniti, mentre una serata divertente fa volare tre ore senza che ce ne accorgiamo.
Il THC modifica la distribuzione della nostra attenzione, la memoria di lavoro e l’importanza che attribuiamo ai singoli stimoli. Durante un’esperienza, piccolissimi dettagli catturano uno spazio mentale enorme. Il cervello si ritrova così a elaborare un intervallo di pochi secondi come se fosse denso di eventi, dilatandone la percezione.
Quindi in conclusione?
La scienza conferma che il THC, nelle condizioni sperimentali analizzate, altera la misurazione di brevissimi intervalli di tempo. Ma calcolare al millimetro quanto durerà la distorsione temporale per ciascuno di noi è impossibile. Dire che “cinque minuti sembrano venti” resta un’ottima metafora per descrivere una sensazione iconica, e soprattutto, unica.
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